La coppia: dalla costruzione alla crisi

Una prospettiva sistemico-relazionale

Quando pensiamo alla relazione di coppia in generale, non possiamo fare a meno di soffermare il nostro pensiero sulla nostra vita di coppia e chiederci quanto essa sia normale o meno. In realtà, questo tipo di interrogativo non risulta molto utile, dal momento che non esiste un decalogo a priori del “come bisognerebbe essere”.
Piuttosto, per comprendere meglio cosa spinge due persone ad incontrarsi, e a funzionare in un modo più o meno adeguato si può fare riferimento “ alla continuità di un processo dove un tipo di rapporto può rappresentare una dimensione da acquistare, in un altro, una dimensione da lasciare” (Manghi, 1988). Come dire che ogni situazione va valutata sia per gli elementi di originalità che manifesta sia per gli aspetti di crescita di ogni individuo.
“Può essere più sensato chiedersi se la relazione di coppia in cui viviamo sia di qualche utilità nel favorire il nostro sviluppo psichico, e se le modalità con cui questa relazione si esplica avvengono nell’interesse della nostra evoluzione o no”.(Manghi,op. cit., pag.42).
Quando due persone arrivano ad una situazione di conflitto nella loro relazione i primi sentimenti che trasmettono sono la rabbia, la delusione, la tristezza e la preoccupazione per il futuro. Ma cosa è accaduto per arrivare a permettere che gli istanti magici di gioia e sguardi di complicità presenti nel loro incontro abbiano lasciato il posto alla tensione e al dolore della sofferenza?
Per poter trovare una risposta a questo interrogativo bisogna ripercorrere le singole storie di ciascuna coppia facendo particolare attenzione al significato dell’incontro tra i due partner. Il punto di partenza è che ogni individuo quando sceglie l’altro come compagno di vita, inconsapevolmente sta investendo l’altro del desiderio di dare soluzione ai propri problemi irrisolti e quindi dall’esigenza di un cambiamento di sé. Con il termine irrisolti si fa’ riferimento a quei problemi relativi all’aspetto trigenerazionale, ossia, al fatto che ogni generazione cerca di risolvere le condizioni disfunzionali della propria famiglia d’origine.
In termini più semplici è come dire che ognuno di noi vorrebbe accrescere gli aspetti di risorsa personale e migliorare i traguardi raggiunti dai propri nonni o dai propri genitori.
Fondamentale è il fatto che tutte le proprie energie non debbano essere totalmente investite in questa direzione perché il rischio risulterà essere proprio quello di riproporre i modelli disfunzionali presenti nelle dinamiche relazionali delle generazioni precedenti.
In questo senso, il punto di partenza consiste nel definire la costruzione di coppia come l’incontro di bisogni rimasti irrisolti dentro le rispettive famiglie d’origine. Ciascun membro della coppia appartiene alla sua famiglia d’origine con la sua storia e la sua cultura che inevitabilmente influenzeranno la sua nuova famiglia.
Al momento dell’incontro ciascuno dei due partner porta, infatti, con sé tutto il bagaglio culturale delle proprie famiglie d’origine. Ama e condivide solo una parte di questa eredità familiare, ma è influenzato da tutto l’insieme di essa (de Bernardt, 2001).
Nella fase di innamoramento i due partner spostano sull’altro il loro desiderio di estinguere le problematiche rimaste irrisolte nelle proprie famiglie d’origine. In questa fase questo spostamento risulterà positivo “quanto più riesce ad adattarsi alle esigenze connesse con il processo evolutivo dei due individui che la compongono; non solo adattarsi, ma favorirne lo sviluppo. Ciò avviene quando ciascuno è in grado di utilizzare a favore dell’evoluzione delle proprie potenzialità lo scambio con l’altro” (Manghi, op.cit.pag.49).
Da questo momento in poi risulta fondamentale la modalità che la coppia utilizzerà per uscire da questa fase ed entrare nella fase di disillusione. Quest’ultima prevede che i due partner si riprendano reciprocamente quelle parti di sé che avevano spostato sull’altro nel processo di innamoramento e considerino l’altro come un aiuto, ma non un sostituto di sé stessi per il raggiungimento dei propri traguardi. Nel caso in cui questo non avvenga si entra in un processo di delusione in cui ciascuno percepirà l’altro con le stesse caratteristiche che gli appartenevano prima dell’incontro, con gli stessi problemi e difficoltà a guardarsi dentro. La verità è che la vera delusione è verso se stesso, ma darà la responsabilità di questo mancato cambiamento all’altro accusandolo di non essere stato in grado di rispondere alle attese e di non aver mantenuto “gli impegni” a cui aveva dimostrato di poter adempiere. Tale condizione porta ad una situazione di conflitto che può evolvere in diversi modi. Ad esempio la presenza di figli piccoli può portare la coppia a congelare il conflitto con attivazione di meccanismi di evitamento riproponendosi di ritrattare il problema con il raggiungimento della maggior età da parte dei figli. Altre situazioni in cui il conflitto viene messo in atto al punto da raggiungere livelli estremi di aggressività reciproca.
Tuttavia, si potrebbe dire che “la coppia ideale è quella all’interno del quale la crescita del singolo membro viene aiutata o addirittura potenziata, comunque non ostacolata dall’altro. Perché questo avvenga è necessario prima di tutto che ciascuno dei due membri desideri questa crescita, che comporta una separazione e una differenziazione dalla famiglia d’origine e dalla sua cultura. E’ importante che ciascuno dei membri possa aiutare l’altro in questa crescita svolgendo per suo conto una funzione critica costruttiva, ed è indispensabile che ciascuno dei due membri permetta all’altro di aiutarlo, e si fidi di lui” (de Bernart, Buralli op. cit.), in altre parole è l’aiuto reciproco che è indispensabile e non la delega all’altro.

Alcune riflessioni sul conflitto

Schermata 2014-12-12 a 17.14.25Ho pensato di riservare alcune ulteriori riflessioni al tema del conflitto per poter definire in modo più completo che cosa si intende esattamente con questo termine e come esso si esprime all’interno di una relazione di coppia.
Ciascuno di noi, nella quotidianità, si ritrova sicuramente a confrontarsi con un aspetto che risulta intrinseco al conflitto stesso, ossia il tema delle differenze. Infatti, ogni individuo è continuamente messo alla prova nella sua capacità di riconoscere, accettare e tollerare tutto ciò che non ha caratteristiche assimilabili o sovrapponibili a quanto gli appartiene o gli è noto.
“La scommessa più rischiosa consiste nella capacità di riconoscere le differenze e di elaborarle, senza cedere nel rischio di trasformare in diversità, ovvero in qualcosa che viene etichettato e che perde così la possibilità di essere rielaborato” (A.Mattucci,2002).
In questo senso, risulta determinante riconoscere a noi stessi la nostra unicità e riconoscere anche l’unicità degli altri. Questo aspetto di riconoscimento risulta non solo la più ricca forma di apprendimento, ma permette di rispettare e accettare i confini che ci distinguono da tutto ciò che è altro da noi.
Tuttavia, questo passaggio risulta realizzabile dal momento in cui l’individuo ha precedentemente imparato ad integrare dentro di sé le differenze di cui lui stesso è portatore. Come abbiamo già detto, il conflitto nasce dalle differenze ed è un elemento costitutivo dell’individuo. Ogni persona si trova a dover scegliere attraverso dei passaggi evolutivi l’ambivalenza tra ciò che vuole realizzare e ciò che teme di perdere attraverso il cambiamento. Tale scelta viene fatta in modo adeguato sia in relazione alle risorse disponibili, sia nel rispetto del contesto relazionale in cui la persona è inserita. Nella situazione in cui l’individuo non riesce ad effettuare questi passaggi, il rischio risulta essere quello di rimanere paralizzato in una indecisione distruttiva sul da farsi.
Bibliografia

Menghi, P. La Coppia utile. In Andolfi, M. (a cura di) La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale, Ed. R. Cortina, Milano,1999.

Mattucci, A. Il senso della mediazione in campo penale. Frison Roberta (a cura di), Mediazione Penale Sistemica, ed. Sapere, 2003.

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