Il gioco d’azzardo: non t’azzardare! Non ne vale la pena….

IL SENSO DEL GIOCO
Giocare insegna fin da piccoli a stare bene con gli altri e a sviluppare la creatività. Giocano tutti,
piccoli e grandi, ma in modo e con finalità diverse; il gioco è molto importante nella vita delle
persone perché insegna a vivere meglio e in modo positivo. Nel bambino il gioco è l’attività
principale e avviene in maniera del tutto spontanea: i piccoli giocano per apprendere e attraverso
questo mezzo crescono.
Nell’adulto, invece, è un atto volontario, che ha spesso uno scopo ben preciso e che si svolge sotto la
guida dell’intelligenza; solitamente nel gioco i grandi esprimono i sentimenti e tendono a dare un
fine all’attività. Si può usare il gioco per ottenere dei risultati, oppure per sfidare qualcuno e ancora
per scaricare lo stress quotidiano e per superare i problemi.
Giocare bene è fondamentale perché aiuta a sperimentare situazioni nuove ed a vivere meglio, ed è
sinonimo di creatività. La fantasia e il gioco insegnano a stare bene con gli altri, ad affrontare
situazioni nuove, aiutano a compensare le frustrazioni e a difenderci da ansia e insicurezze. Il
giocatore sano inventa nuovi giochi, si sperimenta in varie situazioni, gioca da solo, ma anche in
gruppo e, l’unico scopo che ha, è rilassarsi.
Tuttavia, sia le persone che negano il gioco sia quelli che lo amano troppo corrono dei rischi.
Nel primo caso la negazione nasconde la paura e l’incapacità a relazionarsi in maniera ironica con il
mondo; nel secondo caso, quello di chi lo ama troppo, si corre il rischio di rifugiarsi in un mondo
fantastico, perdendo il contatto con la realtà oppure sfidando se stessi e gli altri in un turbine
compulsivo, dove la ragione diventa schiava del vizio.

IL GIOCO D’AZZARDO: VIZIO O MALATTIA?

Spesso capita di sentirsi dire: “Ho il vizio del bere; del gioco…”; più raramente invece le persone
affermano: “Sono un alcolista; un fumatore dipendente (tabagista); un giocatore patologico”. Ma
l’alcool, il fumo, il gioco d’azzardo sono vizio o malattia?
Il gioco d’azzardo è considerato un’attività che, se consumata con equilibrio e in contesti
appropriati, rappresenta un diversivo ludico e ricreativo. I problemi però nascono quando il gioco
d’azzardo da attività ludica si trasforma in un impulso incontrollabile che può compromettere
seriamente i più importanti aspetti della vita dell’individuo (finanziario, relazionale, lavorativo,
sociale, ecc.). Attualmente, il gioco d’azzardo patologico è considerato una forma di
“dipendenza senza sostanza”; un tempo, invece, veniva considerato una semplice debolezza
morale.
Il vizio, infatti, è un comportamento deliberatamente messo in atto, al quale si riferiscono
connotati moralistici negativi. In sostanza è un comportamento che il soggetto può interrompere a
suo piacimento. La malattia invece è una condizione che il soggetto subisce e che lo priva di
qualcosa (della salute in primo luogo) e diventa tale dal momento in cui insorgono le
caratteristiche della dipendenza: il bisogno di avere sempre più gioco per ottenere lo stesso livello
di eccitamento e soprattutto la presunzione di avere la capacità di smettere senza riuscirci nella
realtà.

UNA DIPENDENZA “SENZA SOSTANZA”

Il giocatore d’azzardo patologico presenta un’incapacità cronica e progressiva di resistere
all’impulso di giocare e questo impulso rappresenta ciò che danneggia se stesso, la sua famiglia e
le sue attività professionali. L’impulso aumenta maggiormente nei momenti di stress.
I problemi che emergono in seguito al gioco d’azzardo innescano un processo che si autoalimenta.
Oggi, il rinnovato allarme sociale è giustificato da alcune caratteristiche che il nuovo gioco d’azzardo ha acquisito e ne accentua la pericolosità. In primo luogo è da considerare l’aspetto della facile accessibilità al gioco d’azzardo. In passato il gioco d’azzardo “classico” veniva consumato all’interno di bische clandestine, di casinò o attraverso scommesse illegali o giochi di stato (lotto,totip, totocalcio) che di fatto non hanno mai raggiunto i livelli di allarme a cui le forme di gioco attuali sono arrivate.
Oggi l’offerta dell’azzardo è illimitata e di facile consumo, basti pensare ai “gratta e vinci”, superenalotto, videopoker, fino ad arrivare ai casinò virtuali.
L’offerta pubblicizzata e diffusa di gratta e vinci (complice la crisi economica), ha rappresentato un
punto di attrazione per molte persone che sono passate da semplice volontà di tentare la fortuna
ogni tanto, a vere e proprie forme di dipendenza con conseguenze lavorative, familiari, finanziarie
ecc. La “normalizzazione” del gioco d’azzardo ha creato nel giocatore una sensazione di dover
provare per forza ad avvicinarsi a queste realtà, tanto più che i giochi d’azzardo (vedi gratta e
vinci, slot, ecc…) sono legalizzati dallo stato e, quindi, assumono il valore “di accessibilità normale e
autorizzata”. A differenza del gioco d’azzardo classico, che aveva chiari confini tra chi fosse il
giocatore e chi non lo fosse (con conseguente definizione tra “dentro” e “fuori”), oggi questa
demarcazione è quasi inesistente e questo rafforza le problematiche di dipendenza fino al
momento dell’esplosione in tutta la sua drammaticità.
Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) il disturbo da gioco
d’azzardo patologico propone i seguenti criteri (per la diagnosi devono esserne soddisfatti almeno
quattro):

  • Coinvolgimento sempre crescente nel gioco d’azzardo (ad esempio, il soggetto è
    continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la
    prossima impresa di gioco, a escogitare modi per procurarsi il denaro con cui giocare).
  • Bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di
    eccitazione desiderato.
  • Irrequietezza e irritabilità quando si tenta di giocare meno o di smettere.
  • Il soggetto ricorre al gioco come fuga da problemi o come conforto all’umore disforico (ad
    esempio, senso di disperazione, di colpa, ansia, depressione).
  • Quando perde il soggetto ritorna spesso a giocare per rifarsi (“inseguimento” delle perdite).
  • Il soggetto mente dentro e fuori dalla famiglia per nascondere il grado di coinvolgimento nel
    gioco.
  • Il soggetto compie azioni illegali (ad esempio, reati di falso, truffa, furto, appropriazione
    indebita) per finanziare il gioco.
  • Il soggetto mette a rischio o perde una relazione importante, un lavoro, un’opportunità di
    formazione o di carriera a causa del gioco.
  • Confida negli altri perché gli forniscano il denaro necessario a far fronte a una situazione
    economica disperata, causata dal gioco (una “operazione di salvataggio”).
  • Reiterati e inutili sforzi di tenere sotto controllo l’attività di gioco, di ridurla o di smettere di
    giocare.

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