L’EMDR IN PSICONCOLOGIA: UN PONTE TRA MENTE E CORPO

Ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che include tutte le dimensioni della persona: la sfera fisica, psichica, i valori EMDR-IN-PSICONCOLOGIAindividuali e spirituali, i rapporti interpersonali e sociali. Per queste ragioni, tra le diverse patologie che minacciano la vita, il cancro è considerato tra gli eventi più traumatici e stressanti.

“Con il termine “cancro” si definiscono i tumori maligni con una rapida estensione e la loro tendenza a generalizzarsi producendo metastasi. Il cancro è una proliferazione incontrollata di cellule che tende a distruggere e invadere i tessuti circostanti, produrre metastasi e, se non adeguatamente trattata, evolve verso la morte. La manifestazione maligna viene definita anche “carcinoma”.

Il termine deriva dal greco Karkinos (“granchio”) ed è stato coniato dal padre della Medicina, Ippocrate, sulla base dell’osservazione che le cellule neoplastiche nel corso della loro proliferazione formano propaggini che avvinghiano le cellule normali vicine e le distruggono, così come il crostaceo fa con le sue chele nei riguardi della preda. La più antica testimonianza scritta che riguarda il cancro è datata intorno al 3000 a. C. e si trova sul più antico trattato di medicina giunto fino a noi, il Papiro Edwin Smith, che descrive il cancro della mammella. La morte di cancro è di solito provocata dalla diffusione delle metastasi, definizione che dobbiamo al medico francese Recamier che, nel 1829, la utilizzò per identificare l’originarsi di tumori secondari a partire da quello primario. Questo meccanismo dissemina cellule cancerose nel corpo, conferendo e dando sostegno all’immagine di malignità ad esito potenzialmente letale della malattia” (Farretta E., “Il cancro e le sue implicazioni”, in trauma e malattia, ed. Mimesis, 2014).

La branca della medicina che si occupa di studiare i tumori sotto l’aspetto eziopatogenetico, diagnostico e terapeutico è definita oncologia. Tuttavia, va sottolineato che, nonostante si evidenzino i progressi ottenuti in ambito diagnostico con conseguenti miglioramenti di screening e terapie antitumorali, non va trascurata la componente emotiva e la compromissione dell’equilibrio psicofisico ai quali il malato va incontro con l’esordio della patologia oncologica.

Spesso, il rischio è di curare la patologia solo dal punto di vista organico trascurando aspetti psicologici  e di impatto sociale del paziente. E’ un aspetto fondamentale considerare il quadro clinico nella sua complessità, tenendo conto sia del controllo di sintomi fisici che di aspetti emotivi legati all’angoscia, alla tristezza, demotivazione etc. Infatti, considerare questi bisogni, significa valorizzare il malato e far emergere le sue potenzialità fisiche e la sua resilienza psicologica; aspetti fondamentali per affrontare le varie fasi della malattia.

Il cancro come evento traumatico

Per la vita psichica individuale, la malattia oncologica non può essere considerata soltanto un evento critico con conseguente attivazione di risorse individuali e psicosociali, ma è un vero e proprio trauma ovvero un evento di forte minaccia alla propria vita, alla qualità dell’esistenza e all’integrità della propria persona o di altri, come ad esempio i familiari (traumatizzazione primaria e secondaria).

In generale, il soggetto traumatizzato percepisce emozioni incontrollabili, senso di disorientamento e perdita di controllo con atteggiamenti disfunzionali di evitamento e fuga. Quando tutto ciò accade le conseguenze possono risolversi nel minor tempo possibile in modo autonomo oppure persistere e interferire nella personalità del paziente in modo disfunzionale. Nei casi peggiori possono trasformarsi in vere e proprie sintomatologie che rientrano nel quadro del disturbo post traumatico o PTSD (DSM V, APA, 2013). In questi termini, possiamo definire l’esordio della diagnosi oncologica come un’esperienza traumatica che destabilizza il funzionamento psichico dell’individuo con aspetti terrificanti, insopportabili e incomprensibili a tal punto da comprometterne la naturale funzione di risoluzione.

Tuttavia, l’insieme delle funzioni psicopatologiche che alterano il normale funzionamento psichico in seguito alla diagnosi di malattia oncologica, si definiscono come” Sindrome Psiconeoplastica” ( Guarino, 1992). Con tale termine, vengono descritte le dinamiche psicologiche designate ad affrontare la realtà con meno sofferenza possibile e si attivano successivamente alla diagnosi di cancro e perdurano per tutta la durata della malattia. Nonostante esse subiscano fattori di variazioni individuali, si può osservare un aspetto di costanza che permette di delineare un quadro clinico preciso di sintomi:

  • precipitoso senso di imminenza della morte
  • caduta della propria immagine
  • Spiacevole alterazione del vissuto corporeo
  • Angoscia di disgregazione
  • Cambiamenti dello stile di vita
  • Perdita del ruolo familiare
  • Riduzione delle abilità lavorative
  • Dubbi sulla capacità di mantenere un ruolo attivo nei legami affettivi e sessuali
  • Senso di perdita del gruppo di appartenenza sociale
  • Senso di frustrazione e depressione più o meno profonda per il senso di perdita
  • Ostilità e aggressività verso l’ambiente circostante
  • Senso di ineluttabilità della malattia, senso di impotenza
  • Utilizzo frequente dei meccanismi di difesa (negazione e rimozione)

Inoltre, si può osservare la presenza di fattori predittivi, anche per questa forma di stress come i disturbi d’ansia, dell’umore, uso di sostanze, difficolta di coping e supporto sociale che aggravano le difficoltà di adattamento e che risultano influenti sulla gravità della malattia e sul reale pericolo di vita.

In particolare, tra i fattori di rischio che possono predisporre all’insorgenza di malattie organiche, la ricerca scientifica ha individuato due forme di sentimenti che possono rendere più vulnerabile l’individuo. Esse corrispondono rispettivamente alla Hopelessness ovvero assenza di speranza e abbandono e la Helplessness ossia la sensazione di non poter ricevere aiuto.

A questo proposito, Schmale ed Engel sostengono che tali sentimenti, uniti a stati di disperazione verso l’ambiente, possono portare l’individuo ad uno stato tale di vulnerabilità con conseguente insorgenza di malattia. Tali evidenze, vengono ulteriormente supportate da diverse ricerche scientifiche che sottolineano l’alta percentuale (tra il 3 e il 35%) di correlazione tra malattie oncologiche e Disturbo Post-traumatico da stress legato alla malattia. In ogni caso, considerate le percentuali così dissimili, rimane ancora dibattuta l’idea di una prospettiva secondo la quale le malattie a minaccia di morte portino ad un esito traumatico.

Cancro e trauma: l’impatto sulla salute

La relazione tra il cancro e altri eventi traumatici risulta sempre più evidente all’interno della storia dell’individuo. A questo proposito, si osserva una coincidenza significativa tra i traumi precoci e il ruolo delle traumatizzazioni in età evolutiva, così come, in età adulta, coincidono con l’insorgenza di malattie organiche. Le ricerche più recenti, supportano l’evidenza di una correlazione tra l’esposizione a esperienze infantili negative e le conseguenze rilevanti sulla salute in età adulta.

Secondo una versione scientifica del modello olistico (Modello Biopsicosociale di Engel), le malattie sono il risultato di meccanismi Cancro e traumainteragenti a livello di tessuti, cellule, dell’organismo, dell’ambiente e dei rapporti fra le persone. I fattori psicosociali contribuiscono nel facilitare, mantenere o modificare il decorso della malattia. Un contributo a tale proposito, deriva dalla psiconeuroimmunologia che indaga la relazione tra lo stress e il sistema immunitario.

Secondo questa prospettiva, lo stress contribuisce negativamente ad abbattere le difese immunitarie dell’organismo portando quest’ultimo ad aumentare il rischio di sviluppare patologie anche gravi.

La fisiologia dello stress implica l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che aumenta la produzione di neurotrasmettitori e ormoni come adrenalina, noradrenalina, cortisolo. Le cellule immunitarie esprimono i recettori per questi ormoni e vengono così alterate dall’esposizione cronica allo stress. In parole più semplici, potremmo dire che il corpo e la psiche si influenzano a vicenda attraverso le interconnessioni di questo sistema complesso. Va da se che quest’ ultimo può autoregolarsi autonomamente e, una volta passato l’evento stressante, tutto ritorna come prima oppure, se il meccanismo si blocca, possiamo sviluppare una patologia psicosomatica di varia entità.

Aspetto non di poco conto, risulta essere la reazione soggettiva all’evento. Esso è un fattore cruciale che influenza in modo determinante in decorso della malattia. Reazioni emotive caratterizzate da sentimenti passivi di resa e passività come di mancanza di controllo, accompagnate da sentimenti di disperazione sull’evento, potenziano gli effetti negativi del sistema psiconeuroendocrino. Il ruolo delle emozioni nella percezione del proprio sé e il proprio rapporto con l’ambiente, influenzano in modo diretto la capacità del corpo di reagire alla malattia con la guarigione, diminuendo o rinforzando le potenzialità del sistema immunitario.

Il contributo dell’EMDR in psiconcologia

Un numero considerevole di ricerche scientifiche mostra come le esperienze di vita avverse in età precoce possono contribuire all’insorgenza di patologie relative sia alla sfera psicologica che organica dell’individuo.

Secondo il modello di Elaborazione adattiva dell’informazione sul quale si basa l’approccio EMDR, esiste un sistema fisiologico di autoguarigione innato in grado di elaborare e trasformare il materiale disturbante relativo agli eventi traumatici in una risoluzione adattiva con conseguente integrazione psicologica. Quando avviene un trauma, esso può bloccare questo processo naturale di elaborazione a causa della memorizzazione originale disfunzionale, ossia, l’evento traumatico, viene registrato in uno stato di Il contributo dell’EMDR in psiconcologiaallarme, provocando sintomi del disturbo post traumatico.

In questo senso, l’approccio EMDR permette di trasformare la percezione delle emozioni disturbanti connesse alla malattia stimolando e favorendo il cambiamento della percezione negativa in una rappresentazione più adattiva delle proprie capacità di affrontare il futuro e delle proprie abilità di coping.

Nel corso degli anni, il miglioramento delle tecniche sperimentali di rilevazione anatomo-fisiologica ha permesso di identificare il livello funzionale al quale le varie tecniche psicoterapiche, in primis EMDR, agiscono durante il processo di guarigione clinica (Pagani, M. et altri, 2012).

I risultati ottenuti con l’EMDR per il trattamento del PTSD dei pazienti oncologici, risultano superiori nella remissione dei sintomi sia nella fase dei trattamenti medici che nella fase di follow-up.

Inoltre, l’uso del protocollo EMDR risulta lo strumento di eccellenza per l’elaborazione degli aspetti problematici legati all’esperienza emotiva della malattia (diagnosi, chirurgia, chemioterapia, etc.), oltre ad intervenire sugli eventi traumatici del passato legati alla storia personale del paziente.

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