Elaborazione del lutto: emdr e lutto complesso

“Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v’è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.”
Arthur Schopenauer

luttoIl termine lutto sta ad indicare la morte di una persona cara e, il termine elaborazione, caratterizza il percorso che il soggetto attraversa per arrivare all’accettazione ed adattamento della perdita subita. Nel percorso temporale necessario all’elaborazione, entrano in gioco le risorse personali che la persona attua per far fronte alla situazione e orientarsi nella propria vita.
Si tratta di un’esperienza comune a tutti gli esseri umani, tanto che, pur avendone un senso soggettivo tragico, viene solitamente vissuta come esperienza triste, ma fisiologica. Del resto, la morte è una delle paure più ancestrali e radicate negli esseri umani, che in ogni tempo e in ogni luogo ha vissuto e vive particolari rituali per essere elaborata.
L’elaborazione del lutto prevede un lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi relazionali legati alla perdita della persona con la quale si era sviluppato un legame affettivo significativo, interrotto dal suo decesso.
Il processo del lutto può essere di durata e complessità variabile, di solito, nella sua fase acuta, viene completato entro i 6-12 mesi o anche 24 mesi, nel caso di perdite di figure relazionali primarie (genitori, figli, partner). Tuttavia, possono capitare, anche se di rado, possibili sequele per periodi successivi, dal momento che il periodo di elaborazione è soggettivo e può durare per tempi assai variabili in base a fattori personali e situazionali. Elaborare il lutto significa ripercorrere con la mente, l’immagine, i sentimenti e  le memorie legate alla persona defunta, fino ad arrivare al punto in cui la perdita non ci risulta più così intollerabile.
Alcuni contributi recenti, relativi alla comprensione del lutto, si rifanno alla teoria di attaccamento, la quale sostiene che ogni essere umano possiede una innata predisposizione ad instaurare relazioni affettive con le persone di riferimento e, che l’interruzione di questo tipo di relazioni, può portare a reazioni finalizzate al recupero del suddetto legame.
John Bowlby, uno dei massimi esponenti dei processi di attaccamento e separazione, individua 4 fasi che l’individuo compie per ridefinire la relazione con il defunto.
Nella prima fase, detta di disperazione, è presente un senso di stordimento e protesta. Vi può essere un immediato rifiuto per l’accaduto e la presenza di crisi di rabbia e di dolore. Questa fase può durare più giorni e può interessare la persona per tutta la durata del processo di lutto.

Nella seconda fase può esser presente un intenso desiderio e ricerca della persona deceduta; in alcuni momenti è come se questa fosse ancora in vita. A livello psicologico tale fase è caratterizzata da un senso di irrequietezza e da una preoccupazione eccessiva verso il morto. Questa fase può durare alcuni mesi.

Nella terza fase si presenta un senso di disorganizzazione e di disperazione; la realtà della perdita comincia ad essere accettata e la persona affranta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia, calo di peso e la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. Il ricordo della persona scomparsa diviene costantemente presente, come anche un senso di delusione quando ci si rende conto che ciò che resta sono solo ricordi e che niente potrà cambiare ciò che è accaduto.

Nella quarta e ultima fase avviene una riorganizzazione della propria vita. Gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla normalità. La persona deceduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza e la sua immagine viene vissuta internamente.

Le reazioni descritte rientrano tutte nella normalità del processo di elaborazione del lutto; non è la qualità, ma la durata nel tempo e l’intensità con cui vengono vissute che ne sottolineano la normalità o la patologia. Qualora il processo di rielaborazione dovesse subire blocchi o interruzioni, causati dall’impossibilità di accettare il dolore e il significato emotivo legato alla perdita, si possono sviluppare conseguenti condizioni di disagio tali da assumere forme complesse e patologiche.

EMDR e lutto complesso

L’elaborazione complessa del lutto prevede che siano trascorsi almeno 6 mesi/1 anno dalla perdita e dovrebbero essere presenti uno o più, fino a cinque, criteri, tali da compromettere le normali attività quotidiane:
-nostalgia del defunto e sofferenza nel desiderio di rivederlo
-sconcerto, turbamento o sgomento
-rabbia e amarezza al pensiero della perdita
-insensibilità emotiva
-sensazione che la propria vita sia priva di significato
-incapacità di fidarsi degli altri
-difficoltà a riprendere la propria vita
-incertezza sul proprio ruolo nella vita o ridotta percezione della propria emotività

Per riuscire a comprendere l’insorgenza di una situazione di lutto complesso, è utile considerare i seguenti fattori di rischio: rapporto stretto o dipendenza emotiva dalla persona defunta, paura della separazione nell’infanzia, esperienze traumatiche infantili come abbandoni o abusi, mancanza di contatti sociali, assistenza al defunto prima della morte, morte improvvisa, violenta o suicidio, basso reddito, atteggiamento pessimista o depressione.
Inoltre, un altro aspetto di fondamentale importanza che determina il lutto complicato, è la nostalgia del defunto, vissuta in modo tormentato e prorompente.
Infatti, la caratteristica delle persone con lutto complesso, è la tendenza a sentirsi incapaci di riuscire a superare la propria condizione e a non percepire normale il modo in cui cercano di reagire alla situazione. In più, i pensieri possono essere di tipo evitante o tendono, invece, a rimuginare sul defunto e sul modo in cui la morte si sarebbe potuta evitare. Il pensiero di tipo evitante, porta come risultato una mancata integrazione dell’esperienza del lutto nella vita interiore della persona.
Infatti è noto che il lutto, come altri tipi di trauma, presenta pensieri intrusivi, in questo caso ricordi legati alla perdita, che si manifestano improvvisamente alla mente e che provocano reazioni di paura e angoscia. Al contrario, il pensiero inadeguato di chi si sente incapace di gestire la situazione e sente la propria reazione come abnorme, tende a rimuginare sul senso della perdita e ciò va ad alimentare il senso di tristezza e solitudine, complicando la possibilità di risoluzione.

Bibliografia
Kubler-Ross E., La morte e il morire, Assisi, Cittadella Editrice, 2005 13 ed.

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