Disagio giovanile: aiutare i propri figli a superare momenti difficili

Baby gangs, abuso di droghe e di alcolici, suicidio, sette sataniche: il disagio giovanile è uno degli argomenti più scottanti che i mass media riportano quasi quotidianamente alla nostra attenzione.
Le cause sono molte e forse nessuna, presa in maniera isolata, è in grado di spiegare cosa si nasconda dietro comportamenti autodistruttivi, aggressivi e poco rispettosi per se stessi e per gli altri. L’unica arma per combattere il fenomeno è la prevenzione.

L’adolescente
Col termine “adolescenza” si intende quel periodo dello sviluppo della vita di un individuo che si colloca tra l’infanzia, la fanciullezza e l’età adulta, o la prima parte di essa intesa come giovinezza. Questa fase “evolutiva” va all’incirca dai 14 fino ai 17-19 anni ed è caratterizzata da una serie di trasformazioni di ordine fisiologico, psicologico e sociale e come tale si configura come fase di transizione fra i ruoli sociali dell’infanzia e quelli della maturità. In tal senso è questo un periodo di crisi e di apprendimento che può sfociare in situazioni psichiche di malessere e di disagio psicologico.
Con il termine di disagio recentemente si è definito, in modo generico, un’area di malessere giovanile che in precedenza era anche definita dai termini disadattamento o devianza, e che oggi sono diventati quasi sinonimi. In realtà, per disagio, come viene inteso dalla pedagogia e dalla psicologia, si considera una condizione psicologica legata soprattutto a percezioni soggettive di malessere, si può dire che il disagio si “sente”, ma non è detto che si “veda”.

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